Il punto sulla gemmologia europea

Nuovi minerali, trattamenti, macchinari sempre più sofisticati: il mondo delle gemme è in continua evoluzione. Un’occasione importante di confronto e divulgazione delle ricerche europee in campo gemmologico è stato il IV Simposio della Federazione Europea per l’Educazione Gemmologica svolto a Vicenza, durante l'appuntamento fieristico di gennaio. Ecco gli interventi più significativi, in ordine progressivo di presentazione.

La nefrite della Val Malenco (Sondrio, Italia)
La Val Malenco è nota per fornire un gran numero di minerali (più di duecento). Tra le specie minerali più utilizzate e commercializzate figura la nefrite, trovata da Pietro Nana (Sondrio) circa due anni fa in una vecchia miniera di talco presso l’Alpe Mastabia, ad un’altezza di circa 2100 metri sul versante occidentale del Monte Disgrazia. I relatori, Vincenzo de Michele (Istituto Gemmologico Italiano), Giuseppe Liborio  (Istituto di Mineralogia dell’Università di Milano) e Benito Piacenza ne hanno specificato le caratteristiche. Il materiale è in apparenza massivo ed ha lucentezza cerosa. Il colore varia da verde mela a verde chiaro a giallo verdastro. E' traslucido e può contenere rosette fibroso-raggiate, visibili ad occhio nudo, di un minerale biancastro identificato come tremolite. Non è fluorescente ai raggi ultravioletti. Di fatto, le analisi chimiche quantitative e i diagrammi di diffrazione X hanno individuato come costituente principale una tremolite lievemente ferrifera. I parametri chimici sono molto vicini a quelli della nefrite classica di Khotan, nella regione cinese dello Xinkiang, ricordata anche da Marco Polo.

Identificazione di rubini e zaffiri trattati
«Le modificazioni indotte artificialmente – ha precisato Ulrich Henn del Deutsche Gemmologische Gesellschaft - possono avere impatti negativi sul mercato dei corindoni, soprattutto delle varietà rubino e zaffiro. I trattamenti di queste gemme datano all’XI secolo, tuttavia solo nel secolo scorso le tecniche si sono affinate e moltiplicate: termotrattamento, termodiffusione, irradiazione, surface filling e filling.
Per modificare la tinta le tecniche più recenti utilizzano temperature elevate (1200-1700 °C, 1500-1900 °C) e atmosfere ossidanti o riducenti. Si può così trasformare l’azzurro in blu intenso e il rosso-bruno o rosso violaceo in rosso vivace. Mediante diffusione superficiale, a 1750-1900 °C, si ottengono la tinta blu, arancione, rosa e rossa. Un nuovo trattamento è stato recentemente messo a punto in Thailandia e produce corindoni arancioni. L’identificazione dei numerosi trattamenti si basa sullo studio microscopico (soprattutto in immersione) e sull’analisi spettroscopica (UV-Vis, IR e Raman). Gli spettri UV-Vis degli zaffiri trattati non contengono le bande dovute al trasferimento di carica, mentre gli spettri IR presentano un picco aggiuntivo a 3310 cm-1 dovuto a trattamento termico».

Spettroscopia FTIR e diffrazione a raggi X per la turchese
Su novantacinque campioni di turchese naturale, sintetica e artificiale, Marco Fumagalli, del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Milano, ha condotto uno studio mediante tecniche non distruttive e distruttive, allo scopo di individuare le caratteristiche identificative delle diverse tipologie. Le metodiche analitiche utilizzate sono state la diffrazione X (non distruttiva) e la spettroscopia IR in riflettanza diffusa su pastiglie di KBr e 1-2 mg di materiale polverizzato. Negli spettri IR delle turchesi impregnate è stato individuato un picco a 1730 cm-1, dovuto a plastica, e picchi dovuti a resine artificiali nella regione 2800-3100 cm-1. La spettroscopia IR si è rivelata molto utile nell’individuazione dei trattamenti, in modo particolare la riflettanza diffusa nel caso di campioni di dimensioni relativamente ridotte. I diffrattogrammi X permettono l’identificazione della turchese e dei materiali simili, ma non consentono l’individuazione dei trattamenti.

I detectives del diamante - Il programma difensivo della gemma del DTC
Per il controllo e la classificazione dei diamanti trattati, il dottor Spear del DTC Research Centre ha presentato il Gem Defensive Programme della DTC (Diamond Trading Company). La DTC ha annunciato la messa a punto di una nuova generazione di strumenti Diamond Sure 2, prodotti nel 2002, utili nella discriminazione di diamanti sintetici, diamanti di tipo II e moissanite. Inoltre un Diamond View 2 perfezionato sarà dato in visione ai maggiori laboratori gemmologici. Il contributo della DTC all’individuazione dei diamanti trattati si è concentrato infine nella messa a punto di uno strumento Raman portatile e relativamente poco costoso, in corso di brevetto che permette un rapido screening dei diamanti di tipo II.

vedi anche "I diamanti GE POL".

Vogue Gioiello 19 febbraio 2002