| "Smascherati" i diamanti GE POL. Individuate le caratteristiche
dei diamanti sbiancati
"AAA anzi www: commercializziamo diamanti bianchi migliorati nel colore". L'annuncio, dato via Internet nel marzo 1999 dalla Pegasus Overseas Limited (POL) una filiale di Lazare Kaplan International, suscitò perplessità e preoccupazione tra gli operatori del settore e i segnali di allarme rimbalzarono da un capo all'altro del globo come un antico tam-tam. Perché? Era a dir poco rivoluzione. Non si trattava, infatti, dei soliti diamanti "Fancy" trattati, ossia sottoposti a intensificazione artificiale della tinta, bensì di diamanti decolorati mediante un procedimento innovativo messo a punto dalla General Electric (GE), quello stesso gruppo industriale che nel 1955 riuscì a produrre i primi diamanti sintetici e nel 1990 diamanti sintetici isotopicamente puri. Gli annunci successivi contribuirono in modo determinante a gettare nel panico l'industria dei diamanti: nessun laboratorio di analisi sarebbe stato in grado, nell'immediato, di riconoscere il trattamento migliorativo del colore e della brillantezza I primi
accordi di tutela Ad appena un anno di distanza la soluzione del complicato puzzle analitico sembrava ormai a portata di mano, grazie a due scienziati della De Beers, che avevano diagnosticato gran parte dei diamanti sbiancati mediante tecnologie d'avanguardia. Di fondamentale importanza rimaneva comunque l'osservazione microscopica, per l'individuazione di alcune caratteristiche interne (zone grafitizzate, superfici butterate, colori di interferenza vivaci, tipo "tatami"), come ha ribadito George Bosshart, del Gübelin Gem Lab di Lucerna, al Convegno Internazionale del Collegio Italiano Gemmologi, tenutosi a Milano il 28 maggio 2000. E, proprio dal Gübelin Gem Lab, alla fine di agosto, è giunta la notizia della definitiva identificazione dei diamanti trattati HPHT. (Illustrazioni tratte da Gems & Gemology) Vogue Gioiello |